Di ritorno da Hammamet, “dopo quasi 50 anni di impegno istituzionale la mia esperienza nei partiti è finita, ma non è finita la politica”.
Gianni, un’opinione da medico sulla nostra democrazia?
“Lo stato di salute della nostra democrazia non è buono, sono fortemente preoccupato quando vedo che tre persone (Trump, Putin e Xi Jinping, ndr) si distribuiscono le zone d’influenza. La democrazia soccombe a tutto questo.”
I nuovi autocrati “vogliono spaccare l’Unione Europea, la più grande esperienza democratica della storia”.C’è una propaganda finanziata da chi ha interesse a inculcare nei cittadini sentimenti anti-europei, ma per fare un esempio “l’UE ha completamente sostituito l’intervento straordinario della Cassa del Mezzogiorno, senza i fondi europei nessuna infrastruttura dell’Italia meridionale avrebbe visto la luce”, ricorda da lucano.
“L’Europa deve capire che il mondo ha bisogno di una potenza democratica che sia da compensazione alle autocrazie. Per questo superare il veto è il primo passo, poi una politica estera comune basata anche sulla cooperazione rafforzata, con chi ci sta. Nel frattempo però è imbrigliata nei suoi meccanismi decisionali e dall’egoismo degli Stati.”
Su questo è molto chiaro: “se gli europei non si danno una mossa è finita” e come se non bastasse aggiunge “chi garantirà la sicurezza in Europa? L’America?”
Quale strada allora?
“Una politica fiscale europea, bene la moneta unica ma è fondamentale che l’Unione si doti di una capacità di debito comune. Non solo per le circostanze tragiche come il COVID o i 90 miliardi all’Ucraina. Avremmo bisogno, come segnala Draghi nel suo rapporto sulla competitività, di emettere Eurobond per almeno 800 miliardi all’anno.”
Per farci cosa?
“Per finanziare una politica estera, una difesa comune, una politica energetica che non lasci indietro l’automotive e soprattutto moltiplicare gli Erasmus.”
Continua ancora, “finanziamo i beni comuni europei: la democrazia, la sicurezza dei cittadini, la difesa dalle minacce cyber e dalle incursioni, la ricerca, la sanità gratuita, le risorse umane del continente e i campioni digitali europei.”
“E l’Erasmus”, lo ripete, è evidente che sia un convinto sostenitore del programma.
Quale futuro per l’Ucraina invece?
“Sono molto preoccupato per l’Ucraina”, nella spartizione sottobanco fra Trump e Putin ci si aspetta che l’Ucraina debba cedere. “A parte la solidarietà verso un popolo invaso” – e qui si scalda – “perché va sempre ricordato c’è un invaso e c’è un invasore, non sono uguali”, sottolinea un tema: “l’UE non può consentire che ai suoi confini si possa invadere un Paese e che questo venga costretto poi ad una pace ingiusta”.
Riguardo all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, “ci vuole una forte volontà politica” ma come si concluderà la guerra di aggressione all’Ucraina farà la differenza per il futuro dell’Europa: “da socialista ti dico, una mortificazione dell’Ucraina è una sconfitta per l’Europa”.
Democrazia, Europa, Ucraina. Ne parliamo con Gianni Pittella







