La riforma del mercato elettrico europeo va nella direzione giusta: proteggere i consumatori dalla volatilità e allo stesso tempo rafforzare gli investimenti nelle rinnovabili e nelle infrastrutture critiche.
Ma diciamolo con onestà: non esiste mercato unico dell’energia senza un coordinamento molto più forte su acquisti comuni, stoccaggi, interconnessioni e sicurezza strategica.
Senza questo, ogni crisi internazionale si tradurrà in una corsa disordinata dei Paesi membri a chi si approvvigiona per primo e al prezzo più alto — e abbiamo già visto dove questo porta.
Senza questo, ogni crisi internazionale si tradurrà in una corsa disordinata dei Paesi membri a chi si approvvigiona per primo e al prezzo più alto — e abbiamo già visto dove questo porta.
L’Europa è pronta? Io dico che deve esserlo. La transizione energetica richiede la stessa visione che abbiamo avuto con il Next Generation EU: investimenti comuni, regole comuni e una governance capace di pensare come Unione, non come 27 mercati scollegati. La sovranità energetica europea non è uno slogan: è una condizione di sopravvivenza economica e geopolitica.







